Lo sviluppo nelle strategie di delocalizzazione: dagli IDE al Global Sourcing
Publication Type:
TesiSource:
(2007)Abstract:
Obiettivi
La globalizzazione e l’innovazione tecnologica hanno originato nuovi modelli imprenditoriali. Non è più un solo modello di impresa referente ad un’area geografica ad imporsi, ma è un’impresa con origini diverse, presente sui mercati internazionali, e, al tempo stesso, legata alle esigenze locali dei consumatori. Il nuovo modello di impresa valuta infatti le richieste dei diversi stakeholder sin dalla progettazione del prodotto, per continuare nella localizzazione degli approvvigionamenti e della produzione e terminare con la definizione delle modalità di approccio al mercato di sbocco. L’organizzazione di questo nuovo stile di “essere impresa” si caratterizza per la sua flessibilità e capacità di coordinamento delle differenti risorse presenti nei mercati mondiali.
Considerate queste premesse, il lavoro si è indirizzato verso la definizione delle opzioni a disposizione del management nell’approccio ai mercati internazionali, non più visti solo come luogo per il posizionamento dei propri prodotti, ma come aree ove instaurare relazioni in continua evoluzione, dalla creazione di filiali di proprietà alla definizione di rapporti con aziende locali per l’approvvigionamento di materie prime, semilavorati, prodotti finiti e innovazioni tecnologiche, che permettano il successo dell’azienda sui mercati internazionali. Il traguardo ultimo della ricerca è l’individuazione delle analisi che il management delle nuove imprese deve effettuare con questo moderno approccio ai mercati internazionali.
Progetto/metodologia/approccio
Nella prima parte della ricerca vengono definite le linee guida che hanno originato il fenomeno della globalizzazione e le relazioni dello stesso con l’internazionalizzazione delle imprese. La strategia può assumere diverse forme sia in funzione dell’attività della catena del valore che viene internazionalizzata, sia in funzione dell’investimento che l’azienda decide di indirizzare come approccio verso i mercati esteri.
La seconda parte è centrata sulla localizzazione della produzione all’estero tramite IDE, che può avere obiettivi di miglioramento del servizio ai mercati locali, oppure di utilizzo di risorse locali, materie prime o manodopera, non disponibili nella nazione di origine nella quantità e qualità desiderate. Dopo aver descritto gli approcci teorici più importanti, dal 1960 ad oggi, la ricerca si è concentrata - ed è forse questo il suo elemento di maggiore originalità - sulle valutazioni che il management aziendale deve effettuare nella scelta della localizzazione degli impianti. Innanzitutto la definizione del posizionamento strategico della filiale nell’organizzazione aziendale, passando poi, nel secondo step, all’analisi delle modalità dell’investimento: dall’acquisizione di azienda estera, passando per l’investimento Brownfield sino a giungere all’investimento Greenfield. Il terzo ed ultimo passaggio riguarda il coinvolgimento dell’azienda investitrice, distinguendo le Joint Venture dalle Wholly Owned Subsidiary.
La terza parte del lavoro intende analizzare l’internazionalizzazione dell’approvvigionamento delle risorse all’estero, che prende origine dalla necessità delle imprese che vogliono avere successo nei mercati globali di essere virtuali e flessibili, affidando a terzi determinate attività non ritenute distintive per il mantenimento e miglioramento del vantaggio competitivo. L’individuazione degli approcci teorici principali che giustificano le scelte di esternalizzazione, sono seguiti nello studio dall’individuazione dei benefici e dei rischi delle strategie di outsourcing in generale e di offshoring in particolare. Il passaggio successivo ha riguardato l’approfondimento e la schematizzazione delle fasi del processo, che, se affrontate correttamente, possono portare ad un incremento del vantaggio competitivo aziendale. La prima fase individuata consiste nell’analisi strategica delle attività, mentre la valutazione del parco fornitori e le caratteristiche significative che devono possedere, rappresentano la seconda fase. La stipula del contratto, che dovrà permettere la gestione quotidiana di una relazione win-win tra le parti, e la fase di transizione rappresentano rispettivamente il terzo e quarto step. L’ultima fase, di gestione della relazione con il fornitore, se opportunamente strutturata - con l’obiettivo della creazione di una partnership continuativa e profittevole - permetterà la realizzazione del lavoro svolto nelle fasi precedenti.
Risultati
Il lavoro di ricerca svolto presenta diversi spunti innovativi nell’analisi del processo di internazionalizzazione delle funzioni manifatturiere e degli approvvigionamenti, che sono alla base delle nuove imprese di successo sui mercati internazionali.
La sezione riguardante gli IDE produttivi ha individuato l’importanza dell’analisi delle variabili strategiche nella scelta riguardante l’area geografica dove localizzare la produzione, in funzione del posizionamento della filiale all’interno della struttura organizzativa aziendale. La qualità della scelta localizzativa e delle modalità dell’investimento può essere valutata in funzione di tre variabili: l’acquisizione di una posizione di vantaggio competitivo nell’area destinataria dell’investimento, gli effetti positivi sulla competitività dell’impresa a livello globale ed infine il miglioramento del trasferimento di competenze tra l’azienda e i suoi stakeholder locali.
Nella seconda parte del lavoro di ricerca si è potuto individuare il legame tra il processo di internazionalizzazione delle fonti di approvvigionamento e la riorganizzazione aziendale derivante dall’esternalizzazione delle attività. Il processo in esame non riguarda più solamente la ricerca di materie prime, ma soprattutto la ricerca di fornitori che possano svolgere diverse attività, dalla produzione di semilavorati e prodotti finiti, alla realizzazione di servizi collegati con l’Information Technology ed, infine, grazie alla digitalizzazione dei processi stessi, anche alla realizzazione di attività di design e sviluppo prodotti.
Limiti della tesi
Il processo di internazionalizzazione è stato analizzato prendendo in considerazione le tante variabili in gioco, spesso indipendenti, e le innumerevoli caratteristiche del fare impresa, oltre alle diverse modalità di approccio ai mercati internazionali. Solo uno studio attento caso per caso, avendo ben chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere, può avvicinare alla certezza dinamiche così complesse. Il lavoro ha quindi rinunciato ad un’analisi di un campione più ampio, indicando invece, nei passaggi ritenuti più strategici, i casi di aziende di successo che ne testimoniano l’efficacia operativa.
Implicazioni pratiche
La ricerca non ha prodotto un modello, bensì un percorso del quale le aziende che intendono perseguire un processo di internazionalizzazione non possono non tenere conto. Il confronto rispetto ai diversi steps delineati può consentire alle singole aziende di meglio chiarire, e quindi esplicitare, le finalità che intendono ottenere e le modalità con le quali rapportarsi al fenomeno della globalizzazione.
Originalità
Il lavoro di ricerca, che prende spunto dalla bibliografia sia italiana che anglosassone, permette di individuare le caratteristiche di importanza vitale per l’impresa che affronta i mercati internazionali, in un’ottica produttiva e di approvvigionamento delle diverse attività, le quali, spostate all’esterno, consentono di raggiungere la flessibilità richiesta dall’ambiente competitivo globale.
I mercati internazionali sono visti come possibili fonti del vantaggio competitivo: lo spostamento all’estero di funzioni precedentemente mantenute all’interno permette il miglioramento della propria struttura dei costi, l’acquisizione di nuove competenze oltre al miglioramento della produttività e della qualità dei processi, incrementando la redditività aziendale.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| 02 Baronchelli Gianpaolo.pdf | 73.27 KB |

